

Nella mia ricerca artistica cerco di far sì che la scoperta delle rappresentazioni interiori, che realizzo con il mio lavoro, non si cristallizzi in un metodo standardizzato e monotono.
Ciò mi permette di continuare a sperimentare e abbattere le sicurezze di un metodo che con il passare del tempo, ingabbia, crea limiti, vincoli e sterili steccati controproducenti alla creatività.
Mi consente altresì di perseguire un dialogo interiore con me stesso che viene esternato tramite l’opera visiva, una sorta di visualizzazione di sé, uno specchio che rivela la mia natura più intima e autentica.
Posso così inseguire il continuo mutare delle cose che solo apparentemente sembrano statiche ma che racchiudono l’eterno cambiamento della vita nella sua infinita varietà di forme.
Allo stesso modo la mia ricerca è in continuo mutamento e ciò si manifesta all’esterno nelle opere che realizzo. Ritengo che sia del tutto fondamentale conservare e alimentare lo stupore di cercare e trovare nuove forme espressive. Anche e soprattutto quando penso che questo non sia più possibile e che sia un’utopia.
E’ questa forza vitale che mi permette quel continuo cambiamento che costituisce l’essenza della mia ricerca artistica. Una tensione insaziabile che manifesta il mio mondo interiore, dà forma, colore, corpo alle sensazioni e ai sentimenti che si muovono in me. Tutto ciò senza mai fermarmi alla realtà ma andando sopra o sotto di essa, comunque al di là dell’apparenza reale, in un mondo a volte surreale, a volte ironico o malinconico o sarcastico, ma sempre spaesante ed enigmatico.
Dario Cogliati nasce a Monza nel 1977. Nel rapporto con le immagini trova presto un modo per misurarsi con il mondo, elaborando con il suo stile ciò che appare da ciò che, dietro l’apparenza, continua a sfuggire.
Fin dagli anni della formazione all’Istituto Statale d’Arte di Monza, dove studia Arte Applicata, la sua attenzione si rivolge a quella fragile tensione che lega forma e significato, apparenza e rivelazione. Prosegue il proprio percorso all’Accademia di Belle Arti di Brera, diplomandosi in Scenografia nel 2004. In quegli anni matura la consapevolezza che ogni spazio è una costruzione simbolica e che la bellezza non risiede nell’ornamento, ma nell’equilibrio precario tra ordine e mistero.
Vive e lavora a Lissone come Visual Designer, dove gli strumenti e le intuizioni apprese nei suoi primi anni da grafico trovano oggi una forma più compiuta.
Dal 2006 fa parte del Gruppo Koinè, con il quale intraprende un’intensa attività espositiva che comprende fotografia, video e installazioni. Le opere nate da questa esperienza condivisa non cercano di imporsi allo spettatore, ma di instaurare con lui una relazione più sottile, quasi silenziosa, invitandolo a sostare nel punto in cui la realtà smette di essere semplice evidenza e diventa interrogazione.
Le sue opere sono state esposte in contesti eterogenei, dalle mostre personali alle collettive, dalle gallerie ai luoghi sospesi dell’abbandono. Negli anni tale ricerca ha trovato occasioni di confronto anche all’estero, in Svizzera, Polonia e Cina.
